Presidi

I Presidi sostengono le piccole produzioni eccellenti che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali, salvano dall’estinzione razze autoctone e antiche varietà di ortaggi e frutta. I Presidi coinvolgono direttamente i produttori, offrono l’assistenza per migliorare la qualità dei prodotti, facilitano scambi fra Paesi diversi e cercano nuovi sbocchi di mercato (locali e internazionali). In Italia sono circa 200 e tutelano i prodotti più disparati: dalla vacca Burlina al pane di patate della Garfagnana. Con i primi 65 Presìdi internazionali l’universo di Slow Food si è allargato a tutta la biodiversità del mondo: dal riso Adan in Malesia alla vaniglia di Mananara nel Madagascar. Per maggiori informazioni visita il sito della Fondazione per la Biodiversità

Çuç di mont

In Carnia, nella Val Canale, nel Canal del Ferro e in tutta l’area delle Dolomiti Friulane, la pratica della malga è millenaria. Per generazioni le famiglie si sono tramandate la tecnica di preparazione del formadi di mont, detto çuç nella tradizione friulana.

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Varhackara

A Timau, frazione del comune di Paluzza, sopravvive la tradizionale preparazione di un “pesto” che propone un prodotto particolare della montagna friulana. Si tratta di un impasto di lardo bianco, speck, pancetta affumicata e l’aggiunta di qualche erba aromatica.

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Antiche mele dell’Alto Friuli

La coltivazione del melo nel territorio montano della nostra regione, nei territori delle province di Pordenone e di Udine, risale ai tempi della dominazione romana. Nell’ultimo secolo la maggior parte delle mele coltivate venne soppiantata da poche moderne varietà commerciali, di provenienza extralocale.

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Fagiolo di San Quirino

Nel piccolo centro del Pordenonese, si coltiva fin dall’Ottocento il fagiolo, minuscolo per dimensione ma enorme per “potere” economico: a quel tempo infatti il suo prezzo superava quello dell’avena e del granturco.

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Aglio di Resia

La Val di Resia comincia a Resiutta, un piccolo paese collocato all’imboccatura stretta e angusta della vallata che, dopo alcune curve, si apre improvvisamente e sale fino alle pendici del Monte Canin.

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